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Cinque medaglie a Lucera: Alessandro Quaglia ci parla di Andrea Puppo

Di ROBERTO LEVI

Cinque medaglie a Lucera: Alessandro Quaglia ci parla di Andrea Puppo

Viene da una famiglia in cui il tennistavolo è di casa Andrea Puppo, che ha dominato, con i suoi tre titoli, le gare di quarta categoria ai Campionati Italiani di Lucera e ha anche conquistato due bronzi nel singolare e nel doppio di terza. A 13 anni l’alfiere del Tennistavolo Genova è uno dei ragazzi di maggiore prospettiva del pongismo tricolore. Un buon interlocutore per parlare di lui è il tecnico Alessandro Quaglia, che lo allena da sempre e prima di lui ha iniziato a seguire il fratello Enrico, che oggi ha 17 anni.

Alessandro, partiamo proprio da Enrico?

«Alla fine della stagione passata ha dovuto fare una scelta molto importante, se andare a no al Centro Federale di Formia. Era uno dei selezionati e, dopo un’attenta analisi della situazione, non se l’è sentita. Questa decisione gli ha un po’ tolto motivazioni. In più in quel momento a Genova abbiano ritenuto di non disputare l’A2 maschile e lui è andato a giocare fuori sede, a La Spezia, per la prima volta nella sua vita. Si è trovato male ed è stata un’esperienza sbagliata. Ora abbiamo acquistato i diritti dell’A2 e dobbiamo decidere se farla o disputare la B1. La squadra sarà fatta in funzione di Andrea e anche Enrico ne sarà parte determinante. Sono convinto che in questo modo ritroverà la giusta carica».

Quando è importante Enrico per Andrea?

«Moltissimo nel quotidiano per fare allenamento e dunque abbiamo bisogno che il suo livello e i suoi stimoli rimangano alti. Ha finito la quarta liceo e il prossimo anno avrà la maturità. Ha fatto lo sparring di Andrea da febbraio e sono riuscito a convincere la società a riconoscergli un piccolo compenso. Siamo rientrati a regime e dunque va tutto bene».

Enrico ha dunque rappresentato un esempio per Andrea?Art 6 Andrea Puppo e Alessandro Quaglia

«Ha cominciato a nove anni, mentre di Andrea non ci siamo neppure accorti di quando abbia iniziato, dal momento che frequentava la palestra, essendo anche i genitori Luisa e Alberto dirigenti della società. Venendo con mamma e papà Andrea era sempre con noi. Nel momento in cui l’ho inserito nel gruppo che faceva le gare nazionali, lui già un po’ giocava. Diciamo che si allena due-tre volte alla settimana da quando aveva sette anni e ha imparato molto rapidamente. È lì che ho percepito che fosse un bambino molto portato».

Quanto ha contato per la sua crescita l’aiuto della Federazione?

«Notevolmente. Quest’anno l’allenatore della squadra allievi Valentino Piacentini ha dato una grande mano, convocandolo a Formia in media una settimana ogni mese e mezzo, aumentando il volume di lavoro. È stata una grande opportunità. Andrea ha giocato quattro Open ed è stato l’unico 2003 aggregato ai ragazzi più grandi fin dall’inizio, perché è stato bravo a ottenere il secondo posto nel 2014 e il terzo nel 2015 agli EuroMiniChamps. Questi risultati lo hanno un po’ staccato dai coetanei, provocando la differenza di standard che attualmente esiste con gli altri 2003».

Come valuti il suo rendimento internazionale di quest’anno?

«Ha giocato bene fino a all’Open d’Italia a Lignano, dimostrando in ogni partita che era pronto a combattere. Ha battuto 3 o 4 atleti dei primi 30 d’Europa e fa ben sperare con altri due anni di categoria davanti a sé. Dopo Lignano siamo stati molto attenti agli Italiani Giovanili di Terni, dove l’obiettivo era di vincere il titolo ragazzi. Di lì in poi ha partecipato agli Open di Spagna e di Polonia e ha giocato meno bene, perché era stanco. È seguita una settimana di allenamento a casa e un’altra a Formia che lo hanno preparato ai tricolori di Lucera, dov’è arrivato pronto e si è aggiudicato i tre titoli di quarta categoria e i due bronzi di terza».

Art 6 Andrea Puppo  Art 6 Andrea Puppo e Alice Allegri

Ti aspettavi il “triplete” in quarta?

«In effetti no. Pensavo che potesse vincere il singolare, anche se le insidie in un torneo del genere sono molte, ma che portasse casa il doppio e il misto mai provati francamente non me lo aspettavo. Nel doppio maschile stavano uscendo al primo turno ed è andata bene. Anche nel singolo quando Zaccone ha avuto il match-point c’è stata un po’ di fortuna, però bisogno ammettere che nella battaglia Andrea c’è sempre. È un vero lottatore e in uno sport individuale, a mio parere, è una qualità che viene prima di tutto il resto».

Pensavi potesse fare così bene anche in terza?

«Un po’ ci credevo perché quest’anno è partito a Torino perdendo abbastanza presto e poi ha giocato sempre meglio. In campionato ha battuto dei terza categoria avanti a lui in classifica e nell’ultimo torneo di Chiavari è uscito nei sedici, ma lo sentivo pronto a giocare contro i più bravi. Ce ne sono una decina più forti di lui, con gli altri può fare match pari. Per arrivare in semifinale è stato veramente bravo e poi ce l’ha fatta anche in doppio con Lorenzo Cordua. Fantastico».

Su cosa state lavorando tecnicamente per fare crescere il suo gioco?

«Fin dall’inizio dell’anno con Valentino ci siamo concentrati soprattutto nel dargli più peso di palla nel colpo d’attacco di diritto. Non è solo un problema fisico, ma anche una questione tecnica. Ora mi focalizzerei anche sul servizio, perché non batte ancora come i bravi della sua età in Europa. Il rovescio, invece, si vede che è il suo colpo naturale».

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