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Amine Kalem:«Se a Rio arriverò in semifinale, non mi fermerà più nessuno»

Di ROBERTO LEVI

Amine Kalem:«Se a Rio arriverò in semifinale, non mi fermerà più nessuno»

Ha avuto da poche settimane la conferma ufficiale che potrà disputare le Paralimpiadi di Rio, ma Amine Kalem sapeva già da tempo, in cuor suo, di meritare la chance, avendo letteralmente scalato la classifica mondiale, come un alpinista provetto, in pochi mesi. Era prima riserva e la rinuncia di un francese ha trasformato il suo sogno in realtà. Nato a Menzel Temine, vicino ad Hammamet, in Tunisia, nel 1982, è lui l'ultimo innesto di peso della Nazionale paralimpica, come ha dimostrato al recente Lignano Master Open.

Amine, quando sei arrivato al tennistavolo?

«Abbastanza tardi, a 12 anni. Ricordo ancora quel giorno. Ho chiesto a un amico di fare un giro insieme e mi ha risposto che doveva andare ad allenarsi. Sono andato con lui e l'avventura è cominciata così. Mi divertivo moltissimo ed ero il primo a entrare in palestra e l'ultimo a uscire. Giocavo con i normodotati. Dopo un anno sono diventato campione giovanile di Tunisia e sono anche stato convocato in Nazionale per degli stage».

Avevi contatti con il movimento paralimpico?

«A un certo momento mi hanno chiamato dalla Nazionale, dicendomi che per il mio problema alla gamba avrei potuto essere coinvolto nel loro progetto. Sono andato a Tunisi per farmi visitare dal medico ed ero felice, perché pregustavo la mia occasione e la possibilità di giocare contro gente che avesse la mia stessa invalidità. Il dottore mi ha detto invece che non avrei potuto rientrare fra i paralimpici e mi è caduto il mondo addosso. Ho smesso di giocare per quattro anni e sono andato a lavorare negli alberghi. Vivevo in Tunisia con mia nonna e a 22 anni sono riuscito a ricongiungermi con i miei genitori, che erano in Italia dal 1989».Art 06 Amine Kalem rovescio

E il tennistavolo?

«Sono venuto a Varese e sono andato a stare con i miei genitori. Ho iniziato a lavorare come muratore. Un giorno ho chiesto a mio padre se ci fosse una squadra vicina, per provare a riprendere a giocare, e mi ha portato al Tt Varese. Ho disputato un campionato di B2, facendo il 90% di vittorie, e siamo stati subito promossi. Mi muovevo bene e nessuno si era accorto che avevo un problema».

E poi?

«Dopo un anno fermo mi ha chiamato il Ghemme e ho rifatto la B2. È seguito un altro stop e poi sono andato per tre stagioni al Tt Biella. Intanto a Varese avevo conosciuto la mia futura moglie Cinzia e mi sono trasferito a Novara, andando a giocare a Romagnano, dove sono tuttora. Ci siamo sposati quattro anni fa e tre anni fa è nata Sophie. Ho fatto la domanda per avere la cittadinanza».

Eri sempre con i normodotati?Art 06 Arcigli Kalem okArcigli e Kalem

«Sì, finché un amico mi ha suggerito di partecipare a Torino a un torneo paralimpico, assicurandomi che mi avrebbero accettato. Ha contattato il tecnico azzurro Elisa Marzolla, che ha parlato con il dt Alessandro Arcigli. Elisa è venuta da me a Novara, mentre stavo facendo allenamento con Veronica Mosconi, e ha parlato bene di me ad Alessandro. Mi ha confermato che avrei potuto avere la classe paralimpica. Mi sono iscritto al torneo a Torino, mi hanno assegnato in classe 9 e ho vinto».

E il passaporto italiano?

«Per un colpo di fortuna mi è arrivato prima del primo appuntamento internazionale paralimpico a marzo del 2015, in Ungheria. Se non fossi riuscito a partecipare, non mi avrebbero visitato e classificato e la rincorsa a Rio non sarebbe mai iniziata. Ho subito battuto un giapponese fortissimo e ho conquistato il mio primo ranking al 18° posto. Abbiamo vinto l'argento a squadre con Lorenzo Cordua. Poi ho disputato gli Open in Slovenia, Slovacchia, Italia e Germania, arrivando sempre nei quarti in singolare. In Repubblica Ceca sono stato bronzo e in Belgio terzo sia in singolare sia a squadre con Samuel De Chiara. Nel 2016 ho fatto oro a Lignano Sabbiadoro».

Che effetto fa sconfiggere per due volte per 3-0 il russo Iurii Nozdrunov?

Art 06 Amine Kalem servizio rdm«L'anno scorso ci avevo perso in Slovacchia per 3-0. Ultimamente ho cambiato il mio gioco e sono tornato alle origini. Dopo avere raggiunto la 14ª posizione mondiale usando due gomme lisce, a Lignano ho ripreso a utilizzare l'antitop, come facevo da bambino. Gli avversari non sono abituati, perché giocano picchiando sempre e se gli spezzi il ritmo non sanno cosa fare. Ora sto lavorando molto sul movimento di gambe, sulla difesa sul tavolo, per poi entrare forte. Dopo aver superato Nozdrunov, che è il secondo al mondo, ho capito che posso battere chiunque. Contro il numero 1, il cinese Ma Lin, ho ceduto per 3-1 in Germania in un match tirato, con due gomme lisce. Con l'antitop secondo me posso vincere. A Rio sarà importante arrivare in semifinale e, se ce la farò, non mi fermerà più nessuno».

 

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